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	<title>Missione Thailandia</title>
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	<description>Blog dei missionari Fidei Donum della Diocesi di Padova</description>
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		<title>Thailandia ad Aquileia 2</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 03:44:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 13 al 15 aprile scorso si è svolto a  Grado-Aquileia il secondo convegno ecclesiale delle diocesi del Nord-Est a distanza di vent&#8217;anni dal primo. A questo importante appuntamento di comunione tra le chiese del triveneto è stato invitato anche &#8230; <a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2012/04/17/thailandia-ad-aquileia-2/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 13 al 15 aprile scorso si è svolto a  Grado-Aquileia il secondo convegno ecclesiale delle diocesi del Nord-Est a distanza di vent&#8217;anni dal primo. A questo importante appuntamento di comunione tra le chiese del triveneto è stato invitato anche mons. Francesco Saverio Virà Apondratana, vescovo di Chiangmai (diocesi con cui è nato il progetto di collaborazione della nostra missione).</p>
<p>La missione delle diocesi del Triveneto in Thailandia è frutto indiretto del primo convegno ecclesiale di Aquileia, come ha ricordato mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova. La presenza di mons. Virà ha sottolineato la preziosità di questo frutto e la necessità di far crescere l&#8217;attenzione di tutte le diocesi verso questo progetto, in vista anche di dar vita ad esperienze simili per altre missioni.</p>
<p>Noi come missionari <em>fidei donum</em> siamo davvero grati al comitato di preparazione del convegno e a tutti i convegnisti per l&#8217;accoglienza e l&#8217;attenzione dimostrata verso questa missione in cui noi impegnati, non come &#8220;padroni&#8221;, ma come servitori a nome delle Chiese del Nord-Est. Vogliamo affidare al Signore Dio e alla sua provvidenza quanto è stato compiuto finora e i passi che faremo anche in futuro.</p>
<p>Per vedere il video clicca qui: <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&amp;v=gC9HcDg1Eqk#t=3893s">intervento di mons. Mattiazzo ad Aquileia per presentare la missione in thailandia</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Settimana&#8230;in dialogo</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 09:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 6 all&#8221;11 febbraio noi preti fidei donum, insieme alla suore saveriane, gli esercizio spirituali annuali, una settimana di riflessione, silenzio e preghiera. Quest&#8217;anno abbiamo avuto la fortuna di poter godere della guida del prof. Brunetto Salvarani, docente di Teologia della Missione &#8230; <a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2012/02/24/settimana-in-dialogo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/IMG_0347.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-64" src="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/IMG_0347-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Dal 6 all&#8221;11 febbraio noi preti <em>fidei donum</em>, insieme alla suore saveriane, gli esercizio spirituali annuali, una settimana di riflessione, silenzio e preghiera.</p>
<p>Quest&#8217;anno abbiamo avuto la fortuna di poter godere della guida del prof. <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Brunetto_Salvarani" target="_blank">Brunetto Salvarani</a>, docente di Teologia della Missione e del Dialogo presso la Facoltà Teologica dell&#8217;Emilia Romagna. E&#8217; stata una esperienza originale sia per il fatto che un laico ha predicato ad un gruppo di presbiteri e suore, sia per i contenuti che hanno caratterizzato le riflessioni che ci sono state proposte.</p>
<p>Abbiamo avuto modo di aprirci a temi quali il dialogo con le religioni, il senso di essere &#8220;in missione&#8221; dentro un contesto multi-reliogioso e multi-culturale, la capacità di aprirci ad una accoglienza valorizzante dell&#8217;&#8221;altro&#8221; e molti altri temi riguardanti la realtà ecclesiale odierna dentro un mondo che è in rapido cambiamento.</p>
<p>Una settimana caratterizzata dalla concretezza di riflessioni che nascono anche dal vissuto personale di chi ce le ha proposte e da una preghiera ancorata alla realtà che queste riflessioni ci hanni richiamato giorno per giorno.</p>
<p>Siamo davvero grati a Brunetto per il dono della sua presenza tra noi durante questa settimana. Gli abbiamo chiesto anche di lasciarci una breve testimonianza e un saluto attraverso un video che abbiamo pubblicato e che potete vedere cliccando qui: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=voIeUdagHTw" target="_blank">&#8220;testimonianza di Brunetto Salvarani&#8221;.</a></p>
<p>Grazie ancora di cuore.</p>
<p><a href="http://www.missionethailandia.org/news/19/79/Settimana-in-dialogo">http://www.missionethailandia.org/news/19/79/Settimana-in-dialogo</a></p>
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		<title>Testimonianza di don Paolo Zaramella</title>
		<link>http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2012/02/21/66/</link>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 05:53:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa l&#8217;omelia che don Paolo Zaramella, diacono della diocesi di Padova, ha tenuto in parrocchia dopo l&#8217;esperienza vissuta nelle nostre missioni. Un racconto che nasce dal cuore e dalla vita. Grazie don Paolo! &#160; &#160; «In Thailandia te vè?»&#8230; «In &#8230; <a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2012/02/21/66/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/49071_1490615705_8048_n1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-68" src="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/49071_1490615705_8048_n1.jpg" alt="" width="200" height="277" /></a>Questa l&#8217;omelia che don Paolo Zaramella, diacono della diocesi di Padova, ha tenuto in parrocchia dopo l&#8217;esperienza vissuta nelle nostre missioni. Un racconto che nasce dal cuore e dalla vita. Grazie don Paolo!</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«In Thailandia te vè?»&#8230; «In mission in Thailandia?»&#8230; Alcune battutine più o meno esplicite e maliziose hanno accompagnato i giorni precedenti alla partenza del viaggio che con i miei compagni di Seminario ho fatto a Bangkok e nella diocesi di Chang-Mai, dove si trova la nostra missione del Triveneto. Beh, un po’, vi confesso, quelle battutine, che alludevano alla triste fama di questo paese legata al turismo sessuale, mi hanno aiutato a sdrammatizzare un po’ di tensione che avevo per un viaggio tanto lungo e in posti così lontani&#8230;</p>
<p>Ebbene, dopo 18 giorni, eccomi qui (mi pare sano e salvo!) a raccontarvi qualcosa di un’esperienza ricca ed entusiasmante, a tratti anche dolorosa per le realtà che abbiano incrociato, a tratti appassionante e anche divertente, perché la Thailandia ha, come ogni realtà, mille sfaccettature: il paese del turismo sessuale – è vero, anche se non così diffuso come si pensa normalmente – ma anche il paese di straordinari scenari naturali, il paese della povertà delle baraccopoli (gli slums) e dei villaggi nella foresta ma anche il paese della tecnologia, dei grattacieli e del progresso industriale, il paese di un buddismo popolare a volte curioso e intrigante, e il paese di una cultura lontana anni luce, almeno apparentemente, dalla nostra ma calda, accogliente, gioviale. Non è facile, sapete, mettere un po’ d’ordine tra i pensieri, i ricordi e le immagini&#8230; Oggi vorrei semplicemente abbozzare un quadretto del mio viaggio missionario in Thailandia, prendendo spunto dalla parola di Dio.</p>
<p>I cristiani in Thailandia sono solo lo 0,3%, 350000 su 63 milioni di abitanti: il che significa che la stragrande maggioranza della gente non solo non crede in Dio ma non ha mai nemmeno sentito parlare del Vangelo, non sa chi sia Gesù, non capisce nemmeno il significato di una croce appesa al collo. Cosa significa lì, in quelle terre, annunciare il Vangelo? San Paolo raccomanda ai Corinzi di fare tutto per la gloria di Dio, senza cercare il proprio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza (cf. 1Cor 10,33). Beh, queste parole sono proprio vere laggiù&#8230;</p>
<p>E ti domandi: In cosa il Vangelo può rendere la vita davvero bella e buona? Cosa può aggiungere alla vita di queste persone che già vivono senza nemmeno conoscere il nome di Gesù? La risposta che mi son dato guardando a quello che fanno i nostri missionari e ascoltando i loro racconti è che è l’Amore ad evangelizzare, è l’Amore a parlare di Gesù, è l’Amore vero, disinteressato, incondizionato a far breccia nei cuori delle persone che incontrano e che suscita talora la domanda: «Perché lo fate?» e a volte il desiderio di diventare cristiano, di farsi battezzare. Un amore concreto, non di chiacchiere. Un amore vero, non fatto di sorrisi davanti e coltelli alle spalle, come siamo spesso abituati alle nostre latitudini: amare significa andare a trovare una persona malata, portare una tanica di acqua potabile, ospitare decine di ragazzi dai 10 ai 19 anni nei convitti, costruire una scuola o attrezzare una pompa che pesca l’acqua dalle profondità della terra, assistere le persone disabili o malate di Aids, fare due ore di jeep per andare a celebrare una Messa in un villaggio che da un mese non vede un prete.</p>
<p>Non è straordinario, cari amici, che in tutto questo è Gesù, il Risorto, che continua a parlare all’uomo di oggi? Non è straordinario scoprire che nell’Amore vero, dato e ricevuto, sia lui a farsi strada nei cuori malati di lebbra dell’uomo (cf. Mc 1,40), nei nostri cuori malati che attendono una mano tesa e parole di benedizione??? L’Amore vero a qualsiasi latitudine, anche qui da noi, parla già di Vangelo, sa del nome di Gesù. E scardina gli schemi di una cultura, quella buddista, che considera il povero o il malato come un maledetto, uno che con il suo karma sconta le pena di una vita precedente, per cui non ha senso prendersene cura, aiutarlo o curarlo&#8230; Invece il Vangelo proprio perché è potenza di Dio cambia la vita, altrimenti sono solo chiacchiere di uomini&#8230;</p>
<p>L’ultimo Sabato in Thailandia siamo andati in jeep con uno dei missionari, don Attilio, e abbiamo raggiunto un villaggio a più di un’ora da Chae-Hom, il centro della nostra missione. In questo villaggio di cento, centocinquanta abitanti ci sono solo tre cristiani, marito moglie e il loro figlio. Qui ho vissuto una delle esperienze più forti del mio viaggio. Ogni Sabato nella loro casa si riuniscono una trentina di persone, tutti buddisti, per pregare di fronte ad una croce di legno e ad un cero: cantano, pregano e leggono il Vangelo della Domenica. Strano, stranissimo vedere che persone che non sono nemmeno battezzate (che non hanno nemmeno il dovere di andare a Messa alla Domenica!) desiderano, cercano questo momento di preghiera, senza mai saltare una volta! Pregano con le parole delle nostre preghiere tradizionali, che leggono da un libretto, e chissà cosa sentono dentro di loro quando pronunciano il nome di Dio chiamandolo Padre, quando invocano il nome della Vergine Maria, quando cantano e invocano il Consolatore, lo Spirito santo, quando ascoltano le “storie” di Gesù, come noi facciamo durante la Messa. Vi confesso, mi sono ritrovato con le lacrime agli occhi a prendere parte a questo momento di preghiera, a vedere queste persone che non riescono ancora a dire che desiderano essere cristiani&#8230; ma che cercano il Signore con cuore sincero. Non è questo il germe della Chiesa? Non è questo il cuore del nostro essere di Cristo, suoi discepoli?</p>
<p>Con tanta nostalgia pensavo anche a noi, a queste nostre terre che sono pregne di cristianesimo per tradizione ma che forse dovrebbero oggi ripartire da qui, da questo nucleo essenziale della fede, nella preghiera condivisa nella verità e nella semplicità di una casa&#8230; Come accadeva ai tempi di Gesù: molti andavano da Gesù per essere guariti ma anche e soprattutto perché erano affascinati da quell’uomo che viveva di Dio e per Dio. Sulle sue tracce, tutti lo cercavano (cf. Mc 1,36-37), perché dalla sua bocca uscivano parole che rispondevano alle domande più profonde del cuore, dalle sue mani scorreva il balsamo della guarigione del cuore e dello spirito e dell’Amore vero, dalla sua vita e dalla sua parola emanava la luce della consolazione e della Vita piena, della vita bella e buona.</p>
<p>Cari amici, lì in Thailandia pensavo spesso a voi, a noi, alle nostre parrocchie, in particolare pensavo ai ragazzi e ai miei coetanei. E non vedevo l’ora di tornare qui, tra la mia gente. Chissà, magari, e questo chiedo al mio Signore, tanti contributi, riflessioni, incontri fatti laggiù possono diventare stimolo e idee per il mio cammino di questi ultimi mesi da diacono e in futuro da prete. Vorrei davvero poter dire anch’io, come suor Angela, una suora saveriana che gestisce un centro di aiuto per i bambini disabili alla periferia di Bangkok, una santa che probabilmente non sarà mai venerata negli altari ma una discepola, un’innamorata di Gesù che mi ha davvero colpito per la sua dedizione, la sua vita spesa per il Vangelo e per i poveri: «Pregate per i miei angeli – così chiamava i suoi bambini. Pregate per loro e non per me. Quando sarà ora, dite per me un l’Eterno Riposo. Adesso no, non c’è tempo. C’è troppo da fare per loro».</p>
<p>Di fronte a lei ho rinnovato la mia donazione al Signore e vi ripeto quello che mi sono detto tra me e me in quel giorno: Non è stupendo, cari amici, donare tutta, tutta la vita per i fratelli, specialmente per i piccoli del Vangelo?</p>
<p>don Paolo Zaramella</p>
<p><a href="http://www.missionethailandia.org/stanza-degli-incontri/racconto-di-don-paolo">http://www.missionethailandia.org/</a></p>
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		<title>Visita dei diaconi di Padova e Chioggia</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 10:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;esperienza in una delle missioni diocesane per una ventina di giorni è una tappa consolidata nell&#8217;itinerario formativo dei seminaristi di Padova. Quest&#8217;anno il gruppo di sesto anno, già diaconi, sono venuti a vivere un&#8217;esperienza nella nostra missione. A loro si &#8230; <a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2012/02/05/visita-dei-diaconi-di-padova-e-chioggia/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
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<p><a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/395793_3099588215992_1452752035_3013044_1983039012_n2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-77" src="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/395793_3099588215992_1452752035_3013044_1983039012_n2-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>L&#8217;esperienza in una delle missioni diocesane per una ventina di giorni è una tappa consolidata nell&#8217;itinerario formativo dei seminaristi di Padova. Quest&#8217;anno il gruppo di sesto anno, già diaconi, sono venuti a vivere un&#8217;esperienza nella nostra missione.</p>
<p>A loro si è unito anche un diacono di Chioggia e, visto che la nostra missione si caratterizza per essere interdiocesana (coinvolge tutte le 15 diocesi del nord-est o Triveneto), è stato un segno importante che ci fa respirare un&#8217;aria di comunione ecclesiale che supera sempre più i confini delle nostre diocesi. In vista anche del <a href="http://aquileia2.it/" target="_blank">secondo convegno delle chiese del nordest (Aquileia 2)</a>, da parte nostra ci sentiamo di incoraggiare sempre più esperienze di questo genere che coinvolgano i seminaristi delle nostre diocesi e, perchè no, anche presbiteri. E&#8217; segno del respiro ampio di chiese diocesane che non possono chiudersi in un clima autoreferenziale rischiando l&#8217;asfissia.</p>
<p>L&#8217;esperienza che i diaconi hanno fatto penso sia stata significativa anche in questo senso. Oltre aver visto una realtà di missione in un clima di pluralismo religioso e culturale, hanno anche percepito un pluralismo ecclesiale che si manifesta nella collaborazione tra presbiteri di più diocesi e tra i centri missionari del nord-est.</p>
<p>L&#8217;incontro con la chiesa locale è poi sempre occasione di arricchimento e aiuta anche a capire come si possa essere cristiani dentro un contesto di minoranza. Un &#8220;piccolo gregge&#8221; che non si impone, spesso senza nessuna evidenza, ma con grande desiderio di coltivare la propria fede in semplicità.</p>
<p>Siamo davvero grati ai questi giovani, che fra un po&#8217; saranno confratelli nel sacerdozio, per l&#8217;entusiasmo e la disponibità con cui hanno accolto le proposte che abbiamo loro fatto e lo spirito con cui si sono inseriti in mezzo alla gente semplice dei nostri villaggi. Sicuramente hanno portato a casa con loro volti e situazioni che li aiuteranno ad avere uno sguardo più ampio sulla realtà della Chiesa e del mondo.</p>
<p>Grazie ancora di cuore e vi facciamo i nostri più sentiti auguri perchè il Signore porti a compimento l&#8217;opera che ha iniziato in voi. Auguri di cuore e buon cammino!</p>
<p>don Raffaele Sandonà</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Natale a Lamphun</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 04:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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		<category><![CDATA[http://www.missionethailandia.org/news/18/79/Natale-a-Lamphun]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ solo con un sentimento di gratitudine del cuore al Signore per cio’ che va’ operando nelle persone ogni giorno che mi accingo a scrivere queste brevi righe sul Natale a Lamphun. Dopo la preparazione dell’Avvento e la Novena di &#8230; <a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2012/01/03/natale-a-lamphun/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/Natale-2011-a-Lamphun-6481.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-55" src="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/Natale-2011-a-Lamphun-6481-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>E’ solo con un sentimento di gratitudine del cuore al Signore per cio’ che va’ operando nelle persone ogni giorno che mi accingo a scrivere queste brevi righe sul Natale a Lamphun.</p>
<p>Dopo la preparazione dell’Avvento e la Novena di Natale, la sera del 24 dicembre si sono svolti per il secondo anno i riti celebrativi del Natale. La festa e’ iniziata alle 18,00 del pomeriggio con la lotteria e la cena, con la presenza di circa 250 persone, e mentre scorrevano sullo schermo le immagini di un film sulla nascita di Gesu’, sia all’interno degli spazi della Chiesa, che sul portone, parecchie persone, si sono fermate a guardare e ascoltare&#8230; E’ stato bello, in questo ambiente completamente Buddhista vedere le persone di un’altra fede che tentavano di capire cosa volesse dire Natale. Piu’ di qualcuna ha voluto entrare in Chiesa per vedere una Chiesa Cattolica e chiederne le spiegazioni.<br />
Qualche altro ha confidato con semplicita’, di aver avuto un po’ di timore ad entrare perche’ non sapeva come comportarsi o cosa avrebbe trovato all’interno&#8230; La gioia dei bambini e’ stata una festa&#8230;<br />
Alle 22,00 la Celebrazione Eucaristica con una presenza di 120 persone, una presenza internazionale, alla nostra comunita’ che oggi conta un’ottantina di fedeli, compreso un folto gruppo di Birmani che lavorano a Lamphun, si sono aggiunte persone provenienti da altre diocesi della Thailandia e che hanno trovato per la prima volta una Chiesa Cattolica a Lamphun.<br />
Tutto questo e’ stato possibile grazie ad una comunita’ che anche se piccola, inizia a formare una famiglia e con coraggio e impegno ha creduto di potercela fare a celebrare degnamente il Natale del Signore come  festa della “Famiglia di Dio”.<br />
<a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/Natale-2011-a-Lamphun-8601.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-58" src="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/Natale-2011-a-Lamphun-8601-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Il giorno di Natale, eravamo tutti nuovamente presenti per celebrare l’Eucaristia.<br />
Nel pomeriggio ci siamo spostati in un villaggio di etnia Kariana e dove il piccolo gruppo di cristiani, una trentina, con l’aiuto dei catechisti ha organizzato veramente bene la festa e la celebrazione&#8230; e tutto il villaggio, circa 200 persone, vi ha partecipato</p>
<p>Sabato 31 in occasione della ‘Festa della Sacra Famiglia” abbiamo celebrato la festa della Famiglia e pranzato insieme ringraziando il Signore di cio’ che sta operando dentro questa realta’ e pregando intensamente, chiedendo a quel “Bambino” di renderci capaci di fare la volonta’ del Padre come hanno fatto Giuseppe e Maria e costruire insieme questa comunita’ di Lamphun&#8230; visto che abbiamo appena compiuto un anno, ci sentiamo come bambini che hanno bisogno di imparare da Lui e che solo con Lui potremo crescere&#8230;</p>
<p>Permettetemi una riflessione&#8230;</p>
<p>Alcune volte i fedeli, chiedono sia a me che a don Pietro, cosa pensiamo di questa nostra missione, credendo magari che ci sentiamo soli, magari scoraggiati dall’alternanza di presenze alle celebrazioni domenicali, ma la nostra risposta talvolta li sorprende, li spiazza, perche’ il nostro essere a Lamphun, prima di tutto per noi e’ “Grazia”, e’ essere partecipi del “Sacramento della presenza”, una presenza silenziosa, fatta di amore e accoglienza verso le persone, affinche’ attraverso noi possano incontrare il Suo Volto.</p>
<p>Forse, pretendiamo troppo, ma e’ quello in cui crediamo e che ci da forza, coraggio ed entusiasmo a camminare, perche’ se Lui ci ha chiamato ad essere qui, anche con i nostri limiti umani, Egli una ragione, un motivo ce l’ha e quindi oltre che crederci, ci fidiamo di Lui.</p>
<p>Buon Natale, che quel Bambino di cui abbiamo appena celebrato il Compleanno nasca in noi non solo a Natale, ma ogni giorno della nostra vita&#8230;</p>
<p>Buon Natale e Felice Anno 2012&#8230;</p>
<p>Don Giuseppe e don Pietro<br />
Parrochhia S. Francesco d’Assisi &#8211; Lamphun</p>
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		<title>Natale a Chaehom</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 05:16:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/IMG_0255.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-48" src="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/IMG_0255-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Un Natale che rinnova la gioia di sentirsi accompagnati dalla presenza concreta di un Dio che è il &#8220;Dio con noi&#8221;. La luce che splende nelle tenebre ha trovato accoglienza nelle tante comunità dei villaggi che costituiscono la grande parrocchia &#8220;Regina della Pace&#8221; di Chae Hom. Fin dalla sera della vigilia la celabrazione del Natale è iniziata con un piccolo momento di preghiera in tutti i villaggi. Un semplice rito di adorazione del bambino, posto nel presepio che ogni comunità ha preparato da tempo, e l&#8217;innalzamento della stella illuminata in prossimità delle chiese. Un segno che indica una presenza in un contesto di minoranza. La stella è un modo per dare visibilità alle nostre comunità, davanti a tanti che sentono parlare di Natale, ma che non hanno un punto di riferimento per capirne il significato.</p>
<p>Quella stessa stella, il giorno di Natale, è stata portata in processione da ogni villaggio. Un corteo di macchine (pick-up) con sopra i cattolici dei villaggi. Uno sciame di stelle che si è snodato sulla strada che porta al Centro di Chae Hom. Stelle che hanno raccolto la gioia di coloro che orgogliosamente le hanno preparate e portate. Stelle che diventano segno di accoglienza di un annuncio: Dio si è fatto uno di noi, perchè noi potessimo scoprirci carichi della dignità di figli. Stelle cariche di tanti fatti di vita, di gioie e di sofferenze, di paure e di speranze. Gente semplice, ma che vuole davvero dare visibilità alla propria fede con quello che è e che possiede.</p>
<p>La festa è culminata con la celebrazione eucaristica, davanti alla casa. Una partecipazione di più di mille persone che hanno seguito con gioia la Messa di Natale e che ha posto davanti a quel bambino tutto quello che avevano. Come i pastori e come i Magi, molte famiglie sono venute ad adorare un segno: il bambino che racchiude il mistero dell&#8217;infinito. L&#8217;adorazione si è espressa con la bellezza e la grazia della danza, ma anche con l&#8217;offerta di doni. Segno della vita che si impasta con il lievito della fede per poi prendere visibilità in quel pane, frutto della terra e del lavoro umano, che per grazia diventa il corpo stesso di Cristo che ci nutre e ci rinnova nella speranza.</p>
<p>E&#8217; stato davvero una bella giornata di gioia che si è espressa in celebrazioni, danze, condivisione di cibi locali, in un clima di festa &#8220;paesana&#8221; dove nel nome di Gesù si incontrano tribù e tradizioni diverse che imparano a sentirsi unica famiglia di figli di Dio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Auguri di Buon Natale 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 03:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Il Natale riguarda la venuta di Santa Claus (Babbo Natale) vero?”. Questa domanda mi è stata posta da una ragazza thailandese qualche giorno fa e mi ha dato lo spunto ad una riflessione. Che idea può farsi uno del Natale &#8230; <a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2011/12/15/auguri-di-buon-natale-2011/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il Natale riguarda la venuta di Santa Claus (Babbo Natale) vero?”. Questa domanda mi è stata posta da una ragazza thailandese qualche giorno fa e mi ha dato lo spunto ad una riflessione. Che idea può farsi uno del Natale davanti alle mille luminarie di una metropoli del sud-est asiatico, in pieno ambiente buddista? Alberi illuminati, slitte dai mille colori tratteggiate da luci di lampadine, figure di questo vecchietto grasso vestito di rosso con un carico di regali, i negozi pieni di fiocchi rivestiti a festa con scritte “Merry Christmas and Happy New Year” (Buon Natale e Felice Anno Nuovo)&#8230;. tutto questo collocato davanti a centri commerciali carichi di merce da piazzare con ogni strategia di mercato. Un paese che accoglie una cultura consumistica occidentale, ma che non si fa domande rispetto alle tradizioni cristiane. In una Bangkok sempre più “occidentalizzata” la gente compra e dona regali, con la differenza che è quasi impossibile trovare una capanna con Gesù bambino e le cartoline di auguri portano più facilmente le immagini di alberi lucenti o anche del Re, piuttosto che l’iconografia sacra che rimanda alle radici vere della festa. Ecco allora che la domanda su cos’è il Natale passa in secondo piano.</p>
<p>E’ come una bellissima scatola priva del contenuto. Del resto noi cosa ne abbiamo fatto di queste domande e cosa esportiamo realmente delle nostre tradizioni? Siamo ancora convinti di quello che celebriamo in Italia o stiamo perdendo le nostre radici in nome di un multiculturalismo che nasconde più un vuoto spirituale piuttosto che il reale rispetto della diversità? Girando per le strade di Bangkok mi rendo conto che noi cristiani abbiamo spesso trascurato troppo la nostra formazioni e la nostra testimonianza, lasciando che la nuova religione del denaro si appropri di ciò che era più intimo alla nostra fede! Spesso sogniamo con nostalgia un passato cristiano, ricco di fede popolare, che a fatica riusciamo ancora a riprodurre nelle nostre comunità e nei nostri paesi. Dove abbiamo posto il vero senso della nostra vita? Su quali fondamenta abbiamo costruito?</p>
<p>“<em>Il figlio dell’uomo quando verrà troverà ancora la fede sulla terra?</em>” (Lc 18,8) Una domanda di Gesù che ci trafigge il cuore e che dovrebbe scuoterci al rinnovamento della vita e a una professione di fede coraggiosa dentro i nostri ambienti di ogni giorno e nella società. Forse abbiamo bisogno di una scossa rivoluzionaria e dobbiamo davvero svegliarci dal sonno come ci ricorda il tempo di avvento.</p>
<p>Un altro discorso è il natale fuori dalla grande città e andando tra il piccolo gregge di cristiani thailandesi. Nei villaggi della nostra missione si recupera il vero senso di ciò che festeggiamo e, nel contesto di essenzialità e di povertà della nostra gente, il messaggio che Dio si fa povero in mezzo agli uomini ha ancora un senso. Coloro che nei villaggi credono in Gesù Cristo, non sanno ancora cosa sia lo sfolgorio di luci della grande metropoli e trovano invece la rappresentazioni di un Gesù bambino, custodito premurosamente da Maria e Giuseppe, dentro la cappella di legno del loro villaggio. Il messaggio arriva chiaro, il “Dio con noi” ha le sembianza dei propri figli che nascono in situazioni di disagio e semplicità. Egli è colui che si fa uno di noi perché noi potessimo scoprire la grandezza della nostra dignità, data dal fatto di essere amati di tale Amore. Non si sente il bisogno di tante luci o tanti doni perchè i “semplici” avvertono che il dono più grande è nella vita che si rinnova in quel bambino e che Dio è davvero vicino. Gesù non è nato nel palazzo reale, ma è davvero uno di noi. Un fatto straordinario e drammatico che riporta alla realtà, lasciando in parte quel sogno immaginario del Natale dei regali e che ridà vita al “sogno” reale che siamo figli di uno steso Padre, chiamati a costruire la famiglia dei suoi figli, vivendo nella bontà di cuore e operando pace e giustizia. Stando con i poveri di spirito, con i semplici, suonano chiare le parole che il Vangelo rivolge a noi ricchi: “<em>In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli</em>” (Mt 19,23). E’ davvero difficile recuperare il vero senso della celebrazione del Natale in mezzo a tante distrazioni. Forse abbiamo perso il contenuto vero del regalo che riceviamo a Natale perché lo abbiamo abbellito troppo di un contorno ammaliante.</p>
<p>Pensando alla nostra Italia della crisi, dove le sicurezze economiche iniziano a mancare, mi chiedo se non sia tempo opportuno per riscoprire i valori che contano davvero e di fondare la nostra casa sulla roccia di Cristo Gesù. Certo non è facile accettare la situazione quando le sicurezze ci mancano, ma è tempo propizio per chiederci cosa vale veramente e su che cosa possiamo poggiare la nostra vita. Allora il Natale di quest’anno forse potrò avere un qualcosa davvero di nuovo da dirci e la speranza può rinascere nei nostri cuori!</p>
<p>Facciamoci compagni dei semplici e degli umili del mondo! Mettiamoci accanto a quei pastori che, vegliando il loro gregge, ricevono dall’angelo l’annuncio di speranza: “<em>Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia!</em>” (Lc 2,10-12). Forse ci accorgeremo che non siamo più così soli con i nostri problemi e troveremo ancora la forza per portare in dono al nostro re, non regali inutili, ma la nostra vita e le nostre capacità. Accodiamoci, con umiltà, al mondo dei piccoli e ci scopriremo essere in tanti, con una grande forza per trasformare il mondo.</p>
<p>“<em>Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere</em>!” (Lc 2,15). E’ un invito che siamo chiamati a far risuonare ancora nei nostri cuori. E se abbiamo la fortuna di essere tra coloro che ce la fanno nonostante la crisi economica, se siamo parte dei “ricchi” del mondo, non esitiamo a metterci in coda con i poveri e, insieme ai Magi, fermiamoci a contemplare il “principe della pace” che abbatte ogni barriera e ci invita a donare con il cuore. Riscopriamo la vera ricchezza di spirito che si esprime nella vita semplice e nella fede. Solo così accanto a noi non troveremo più altre persone anonime, ma veri fratelli. Avremo occhi per accorgerci del bene che riceviamo ogni giorno e che possiamo fare. La speranza fiorirà nei luoghi più disperati e davvero il Signore Dio farà fiorire il deserto. La nostra speranza risplenderà più di ogni luminaria e sarà luce per i popoli. Apriamo quindi il cuore alla venuta di Gesù, sapendo che il bene che ha portato non è un sogno, ma una realtà che è arrivata da duemila anni fino a noi e che si esprime ancora oggi in molti uomini e donne di buona volontà. Che questo Natale sia davvero rivestito di luce nuova.</p>
<p>La nostra fede è un tesoro prezioso che ci è stato affidato e di cui siamo responsabili! Il Signore ci doni di aprire questo immenso regalo che ci è stato tramandato e ci dia la forza di moltiplicarne il valore testimoniandolo ogni giorno.</p>
<p>Se ognuno di noi riscoprisse il valore del credere, forse allora il nostro occidente esporterebbe molto di più che merci e tradizioni rese serve dei consumi. Forse qualcuno  anche qui in Asia mi chiederebbe: “Il Natale ricorda la nascita di Gesù, vero?”.</p>
<p>Buon Natale a tutti e che la Luce del Signore Gesù risplenda nei vostri cuori come luce di fede, speranza e amore!</p>
<p>Un abbraccio di cuore nella fede!</p>
<p>don Raffaele Sandonà</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Alluvione in Thailandia: l’onda lenta che sta piegando il paese</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 04:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da ormai quasi due mesi la Thailandia sta fronteggiando una della più gravi alluvioni degli ultimi cinquant’anni. Dopo una stagione delle piogge iniziata prematuramente tra la fine marzo e l’inizio di aprile, il paese si trova ora a gestire una &#8230; <a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2011/11/23/alluvione-in-thailandia-l%e2%80%99onda-lenta-che-sta-piegando-il-paese/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/IMG_1163.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-35" src="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/IMG_1163-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Da ormai quasi due mesi la Thailandia sta fronteggiando una della più gravi alluvioni degli ultimi cinquant’anni. Dopo una stagione delle piogge iniziata prematuramente tra la fine marzo e l’inizio di aprile, il paese si trova ora a gestire una quantità d’acqua che ha già causato danni enormi alla popolazione del centro paese e anche della capitale. Spostandomi in aereo da Chiang Mai (nord del paese) a Bangkok, ho potuto constatare con i miei occhi la massa enorme di acqua che ha sommerso interi distretti. Dove c’era la terra si può ora vedere una immensa palude. L’antica capitale, Ayutthaya, dall’inizio di ottobre si trova sommersa dall’acqua che in certi punti raggiunge e supera i due metri.</p>
<p style="text-align: justify">I numeri parlano da soli: più di 700.000 mila persone che sono senza lavoro, a causa anche dell’allagamento di diversi distretti industriali; quasi 600 morti dall’inizio dell’alluvione; più di 3 milioni di persone che hanno dovuto lasciare la casa per rifugiarsi in zone più sicure. Un evento che certamente sarà ricordato nella storia di questo paese e di cui ancora è difficile misurarne le conseguenze sociali ed economiche. Oltre al danno per le fabbriche anche le conseguenze per l’agricoltura sono notevoli.</p>
<p style="text-align: justify">Difficile capire i motivi che hanno portato a questa situazione. Qualcuno scarica tutta la responsabilità alle abbondanti (più del solito) piogge; altri avanzano una critica alla cattiva gestione delle acque; altri si appellano alle responsabilità politiche del governo in carica. Probabilmente nessuna di queste spiegazioni è esauriente da sé, ma tutte hanno una loro fondatezza. Sicuramente quando succedono disastri come questo non possiamo esentarci da chiederci quale legame abbiamo con il territorio in cui viviamo e se le politiche di sviluppo non vadano riviste in un rapporto più rispettoso e armonioso con l’ambiente. Probabilmente lo sfruttamento delle risorse naturali che sta alla base dei nostri modelli di sviluppo non è così adeguato al reale progresso dell’umanità e non è sostenibile. Fenomeni così drammatici ci mettono davanti all’urgenza di dare delle risposte serie e di rivedere il mito di una crescita a dismisura.</p>
<p style="text-align: justify">Al di là di queste riflessioni poi, sta il fatto che la popolazione ha subito un forte colpo, sia economico che morale. Molti hanno perso tutto quello che avevano costruito nel faticoso lavoro quotidiano di una vita. C’è gente che, al limite della disperazione, pensa anche al suicidio, non vedendo la possibilità di una ripresa personale.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/IMG_0966.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-36" src="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/IMG_0966-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>D’altro canto tutto questo fa emergere anche la grande pazienza di un popolo, capace di sopportare le difficoltà con uno spirito di solidarietà. Molti si stanno muovendo per assicurare aiuti sia materiali che psicologici a coloro che sono stati colpiti da questo disastro. Privati cittadini, associazioni, aziende, governi di altri paesi si stanno muovendo per assicurare sostegno alle vittime dell’alluvione e al governo thailandese che già sta pensando alla ricostruzione e ad un piano preventivo per evitare altri disastri simili. E’ una solidarietà concreta, che forse nasce anche nel forte senso patriottico del paese e sull’orgoglio di essere “thai”, ma che esprime anche un vera “compassione”, presente nello spirito della gente comune.</p>
<p style="text-align: justify">Davanti a ciò a noi resta la responsabilità di non chiudere il cuore nei “problemi di casa nostra”, ma di avere, pur nel difficile momento che anche l’Italia sta vivendo, quello sguardo “cattolico” (cioè universale) che dovrebbe caratterizzare le nostre comunità parrocchiali e la nostra cultura che affonda le sue radici nel cristianesimo.</p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
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		<title>Festa a Lamphun</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 17:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 9 ottobre si è svolta, per la prima volta, la festa patronale della nuova parrocchia di San Francesco di Assisi a Lamphun. La festa preparata insieme ai pochi fedeli di questa nuova comunità parrocchiale, ha avuto la partecipazione di &#8230; <a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2011/10/11/festa-a-lamphun/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Domenica 9 ottobre si è svolta, per la prima volta, la festa patronale della nuova parrocchia di San Francesco di Assisi a Lamphun. La festa preparata insieme ai pochi fedeli di questa nuova comunità parrocchiale, ha avuto la partecipazione di molti amici e sostenitori da Chiang Mai e altre zone vicine. Anche una buona rappresentanza da Chae Hom ha voluto essere presente per far sentire la vicinanza tra le due realtà in cui siamo impegnati come missionari <em>fidei donum</em> del Triveneto.<br />
Il vescovo di Chiang Mai, mons. Francesco Saverio Virà, ha presieduto l&#8217;ecucaristia e ha benedetto la nuova statua di S. Francesco d&#8217;Assisi a cui è dedicata la chiesa.</p>
<p>In questa occasione una ragazza birmana (figlia di immigrati) ha ricevuto la prima comunione, dando testimonianza di una comunità che vive e si alimenta della presenza del Signore Gesù, pur nell&#8217;esiguità del numero. Qui la Parola del Vangelo si fa realtà e risuona più forte che mai: &#8220;dove due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro&#8221;. Non conta il numero perchè Gesù sia concretamente vivo anche dentro questa realtà di &#8220;piccolo gregge&#8221; e perchè la testimonianza del Vangelo possa risplendere in mezzo ad una popolazione radicata nelle proprie tradizioni e nella religione buddista.</p>
<p>Il sostegno logistico del comune e la presenza del sindaco della città a tutta la celebrazione è stato segno di una comunità che vuole essere in dialogo con il territorio e parte di esso.</p>
<p>Una piccola e semplice festa che ha dato occasione alla comunità di sentirsi sostenuta e confortata nella fede sia dal vescovo e sia dai fratelli che vi hanno partecipato. Affidiamo davvero tutto alla benedizione del Signore perchè sull&#8217;esempio di Francesco, che ha iniziato la sua opera con un piccolissimo gruppo di frati, anche la comunità di Lamphun possa crescere e soprattutto possa essere fedele testimone di un Vangelo vissuto nella quotidianità.</p>
<p><strong>Per vedere il video <a href="http://youtu.be/LnJKvPM9xis">clicca qui</a></strong></p>
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		<title>Intervista-testimonianza a Supattra Jairew</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 13:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>donraffaele</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Abbiamo incontrato Supattra Jairew una ragazza di 22 anni della parrocchia di Cheahom che sta studiando catechetica presso la Facoltà Teologica a Bangkok. La sua famiglia è l’unica famiglia cattolica del suo villaggio, vivendo quindi tutta la fatica di professare &#8230; <a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/2011/09/26/intervista-testimonianza-a-supattra-jairew/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/suprattra.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-19" src="http://missionethailandia.blog.diocesipadova.it/files/suprattra-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<p>Abbiamo incontrato Supattra Jairew una ragazza di 22 anni della parrocchia di Cheahom che sta studiando catechetica presso la Facoltà Teologica a Bangkok. La sua famiglia è l’unica famiglia cattolica del suo villaggio, vivendo quindi tutta la fatica di professare la fede cristiana dentro un contesto buddista.</p>
<p>La nostra parrocchia la sta sostenendo negli studi in modo da contribuire ad avere una persona formata a servizio della catechesi diocesana e parrocchiale.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come ci si sente essere cristiani dentro un contesto buddista?</strong></p>
<p>Quando ero bambina mi vergognavo di mostrare che ero cattolica perchè i miei amici erano tutti buddisti. Poi quando sono venuta a vivere nel Centro di Chaehom ho capito molto di più l’insegnamento di Gesù e ho avuto occasione di frequentare le catechesi alla domenica. Da allora non ho più avuto problemi nel mostrare che ero cattolica. Ora, che sto studiando catechetica, sento che non solo devo dire agli altri che sono cattolica, ma devo dimostrare attraverso le parole e gli atteggiamenti che sono figlia di Dio. Ora vorrei essere una buona discepola di Gesù, stando vicino a lui, per poi aiutare nella trasmissione del suo Vangelo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ciò che stai studiando, ti sta aiutando a crescere anche nella fede e nella conoscenza di te?</strong></p>
<p>Certo, perchè sto studiando diverse materie che mi fanno crescere nella conoscenza della Parola di Dio e di Gesù.  Ora inizio a capire di più la Bibbia, la storia, ciò che Dio vuole trasmettere agli uomini. Una volta leggevo la Bibbia come una serie di storie, ora invece ne capisco di più l’origine e il significato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quale pensi sia la differenza tra i cattolici e gli altri?</strong></p>
<p>Penso che chi crede davvero in Gesù si distingue da coloro che credono in altre religioni perchè è capace di amare gli altri e perdonare, accogliendo tutti, anche quelli che non conosce direttamente. Abitualmente i thailandesi sono conosciuti per il particolare senso di ospitalità nei confronti degli altri, ma coloro che sono cattolici sono chiamati ad amare e a perdonare in modo più ampio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Come pensi sarà il cattolicesimo in Thailandia nel futuro?</strong></p>
<p>Il problema più grosso che vedo è che la Thailandia si sta sviluppando molto, c’è molta più tecnologia, ci sono molte cose materiali che fan sì che il senso religioso diminuisca. Se noi non saremo forti nella fede, non ci sarà più nessuno che verrà in chiesa alla domenica. Per questo una cosa importante è che noi dobbiamo essere fedeli, preti, suore, laici, catechisti essere forti e saldi nella fede per aiutare i fratelli ad essere saldi e combattere con il mondo attuale che ci porta a preferire le cose e i soldi rispetto alla fede. Dobbiamo essere testimoni di fede per gli altri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa ti ricordi di bello della tua esperienza nel Centro di Chaehom?</strong></p>
<p>A Chaehom tutto è davvero bello! Ma la cosa che mi manca di più quando penso al Centro  di Chaehom è l’amore che abbiamo ricevuto dai sacerdoti che sono venuti da distante a lavorare qui.  Si sono presi cura di noi, e non solo dei cattolici, ma di tutti. Poi non solo si sono presi cura di noi ragazzi, ma anche della nostre famiglie, dei villaggi, indicandoci una strada buona da seguire nella vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi progetti per il futuro?</strong></p>
<p><strong> </strong>Quando ero bambina volevo essere una insegnante, un dottore o un giornalista, ma quando don Bruno mi ha proposto di andare a studiare catechetica, subito mi sono sentita confusa, però poi ho capito che in fondo l’insegnante è colui che insegna, il dottore è colui che si prende cura degli altri. In fondo diventare catechista è un po’ come diventare dottore, dottore che si prende cura dell’anima degli altri, è un diventare insegnante, che trasmette l’insegnamento di Gesù. Per questo il mio desiderio del futuro è aiutare gli altri a conoscere di più Dio, a conoscere cosa significa vivere da cristiani.</p>
<p>Poi avrei il sogno di andare aiutare la gente povere in Africa, magari dopo aver approfondito gli studi a Roma&#8230; ma questo è un mio sogno, non so se sarà possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un ultima domanda. Cosa vorresti dire ai cattolici in Italia?</strong></p>
<p>Un tempo pensavo che gli italiani e gli europei fossero persone che hanno una grande fede, fossero come dei santi, ma poi ho scoperto che, come in Thailandia, pur avendo una grande tradizione religiosa, non sono molto interessati alla religione. Una cosa che mi sentirei di dire è di condurre una vita saldi nella fede e condurre una vita alla sequela di Gesù, sempre e in ogni situazione. La cosa importante non è professarsi cristiani, ma essere testimoni di Gesù con la vita e le azioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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